Molto Mosso. Il confronto per il capoluogo d'Abruzzo, industrializzazione, università, autostrade, nell'archivio di Antonio Mancini (1973-1972)



Autore: Francesco Mancini
Fotografie: 28 illustrazioni in bianco e nero
Pagine: 508
Formato: 17x24 cm
Confezione: Legatura in brossura
Lingua: Italiano
ISBN: 9788850103683
«Nel 1948 l’Abruzzo veniva presentato al mondo come un «acrocoro montuoso», segnato «dal fattore più primitivo degli elementi, la natura»; la costa era nominata solo per dire che era anch’essa assoggettata ai monti; era una regione poverissima (al penultimo posto tra quelle del Sud) e isolata: ancora a metà negli anni ’50 in certe frazioni di montagna «i morti d’inverno li mettevano sui tetti»; ed all’estero, tra le agenzie turistiche, se ne parlava come di una landa «senza strade e piena di briganti». Era difficile forse persino immaginarla, anche negli anni ’50, una regione con un’area industriale che negli anni ’60 aveva «raggiunto un grado di sviluppo paragonabile a quello di molte aree settentrionali», attraversata da tre autostrade in costruzione (pure troppe), e con svariate facoltà universitarie. Come fu concepita, come fu attuata questa gigantesca e rapida trasformazione, che spostò il baricentro economico e sociale della regione verso l’Abruzzo Adriatico, e soprattutto come fu percepita? È quello che si cerca di documentare con una selezione del vasto archivio di chi fu un protagonista di quelle vicende. Si partirà dal ruolo della città dannunziana, distrutta dalla guerra e che fu negli anni della ricostruzione un’isola rossa in una regione bianca, un laboratorio cui la sinistra guardava a livello nazionale, e poi diverrà la città americana d’Italia, la città del miracolo economico, la prima nelle classifiche nazionali di crescita demografica».
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